LA SECONDA GUERRA NINJA

La Seconda Guerra Ninja è terminata da appena un anno, ma a Takigakure nessuno parla davvero di pace.
Le armi sono state deposte, i trattati sono stati firmati e le grandi potenze hanno ritirato la maggior parte delle proprie forze dai territori contesi, ma nonostante questo, nel Paese della Cascata la guerra non è scomparsa e si è nascosta nei villaggi bruciati, negli avamposti abbandonati, nei nomi cancellati dai registri e negli sguardi diffidenti rivolti a chiunque arrivi da fuori.
Per Takigakure, la Seconda Guerra Ninja non è stata una grande campagna di conquista né una guerra combattuta per gloria, ma è stata una lotta per non essere schiacciata tra potenze più grandi, per conservare la propria indipendenza e per proteggere i segreti custoditi dietro le sue cascate.
Il villaggio non ha vinto davvero, ma è sopravvissuto e in un’epoca dominata dalle Cinque Grandi Nazioni, sopravvivere è già una forma di vittoria.
A un anno dalla fine del conflitto, Takigakure è un villaggio stanco, sospettoso e ancora armato. Le sue strade sono percorse da giovani genin che non hanno mai conosciuto una vera pace, da chunin cresciuti troppo in fretta e da jonin reduci da missioni che non possono raccontare e chi oggi indossa il coprifronte della Cascata, eredita non solo il dovere di servire il villaggio, ma anche il peso di una guerra finita troppo da poco per essere diventata storia.

DURANTE LA GUERRA

Quando la Seconda Guerra Ninja raggiunse il Paese della Cascata, Takigakure dichiarò ufficialmente la propria neutralità.
Il villaggio non avrebbe offerto truppe a nessuna grande potenza, né avrebbe concesso liberamente il passaggio ai loro eserciti e questa posizione avrebbe dovuto tenere il conflitto lontano dalle sue cascate. Purtroppo però, questa neutralità fu violata quasi subito.

Squadre straniere attraversarono i confini per inseguire bersagli, aggirare fronti più sorvegliati o condurre missioni non rivendicabili dai propri villaggi. Spie, messaggeri e mercenari usarono i sentieri del Paese della Cascata come vie secondarie ed alcuni cercarono di comprare informazioni o provarono a prenderle con la forza.
Vennero quindi rafforzati i confini, chiusi molti passaggi civili e militarizzati gli accessi al villaggio, e le cascate che un tempo proteggevano Takigakure come barriere naturali divennero anche simboli di chiusura: chi entrava doveva essere controllato, identificato e osservato.

Le sue gole profonde, le foreste umide, i fiumi impetuosi e i passaggi nascosti, e le creature innaturali, permisero a piccole squadre di muoversi senza essere viste, colpire rapidamente e sparire nel territorio, rendendo il paese un luogo perfetto per missioni secondarie o segrete. Il paese divenne così un campo di battaglia non dichiarato. Molte battaglie non compaiono nei trattati di pace, perché nessuna nazione volle ammettere ufficialmente di aver violato la neutralità di Takigakure.
Oggi il territorio porta ancora i segni di quel periodo:
  • Ponti sospesi distrutti, mai ricostruiti per timore che possano essere usati di nuovo da forze nemiche.
  • Avamposti abbandonati, pieni di trappole dimenticate, sigilli instabili o documenti lasciati indietro.
  • Villaggi periferici spopolati, i cui abitanti non sono ancora tornati o non hanno più una casa a cui tornare.
  • Campi minati da sigilli esplosivi, nascosti tra rocce, radici e vecchi sentieri militari.
  • Zone proibite, dove il consiglio di Takigakure vieta l’accesso anche ai propri shinobi più giovani.

DOPO LA GUERRA

La fine ufficiale della Seconda Guerra Ninja non ha portato stabilità immediata.

I grandi villaggi si osservano ancora con sospetto, le alleanze nate durante il conflitto si stanno già sgretolando e molti piccoli paesi devono ricostruire ciò che è stato distrutto senza poter contare su veri aiuti.
Durante la guerra ha mantenuto una posizione di neutralità difensiva, evitando di schierarsi apertamente con una delle grandi potenze e questa scelta le ha permesso di non diventare un bersaglio dichiarato, ma non l’ha protetta da infiltrazioni, pressioni diplomatiche, sabotaggi e scontri clandestini. Alcuni paesi vicini considerano Takigakure troppo ambigua per essere un alleato affidabile, altri la vedono come una risorsa da corteggiare o minacciare, ora che i vecchi equilibri sono cambiati.

Takigakure non appare distrutta a un primo sguardo. Le cascate scorrono ancora, le accademie hanno riaperto, le missioni vengono assegnate e la vita quotidiana cerca di riprendere il proprio ritmo, ma sotto questa normalità si nasconde un villaggio profondamente ferito.
Molti clan hanno perso membri importanti durante missioni classificate e alcune famiglie non hanno ricevuto un corpo da seppellire, ma solo una comunicazione ufficiale o nemmeno quella. I dispersi sono numerosi, e il confine tra morto, prigioniero, disertore e traditore è spesso volutamente confuso.
La guerra ha prodotto anche una frattura generazionale dove gli anziani ricordano la necessità della prudenza, i reduci ricordano il costo della sopravvivenza e i giovani, invece, sono cresciuti ascoltando mezze verità e vedendo adulti troppo stanchi per spiegarle.

EVENTI IMPORTANTI DELLA GUERRA

Questi eventi possono essere usati anche per stilare il proprio Background. Questi possono essere usati come segue:
- Un vostro parente è morto proprio in occasione di tali eventi e non sapete la verità.
- Avete partecipato all'evento, ma siete rimasti ai margini e non avete capito nemmeno voi, da Genin, come sono andate le cose veramente o vi siete limiti ad agire sul momento, senza un vero quadro generale.

Se si vuole avere un BG legato a questi eventi, contattare lo Staff per i dettagli e verificare che si possa fare.

LA NOTTE DELLE TORCE SPENTE
Diversi avamposti occidentali furono attaccati simultaneamente. Il consiglio sostiene che il nemico fosse una squadra straniera, ma alcuni indizi suggeriscono un sabotaggio interno.

L'INCIDENTE DEL PONTE DI NEBBIA
Il crollo del ponte causò una crisi diplomatica con il Paese del Fuoco, mai davvero risolta. La zona è ancora interdetta e alcune famiglie chiedono di recuperare i corpi rimasti nella gola.

IL MASSACRO DELLE GOLE BASSE
Una spedizione senza insegne venne annientata. Nessuna nazione ha mai rivendicato i caduti, ma qualcuno continua a cercare ciò che trasportavano.

IL SIGILLO DEI CINQUE CUSTODI
Cinque jonin furono incaricati di proteggere un archivio segreto. Ufficialmente sono morti in missione, ma non esistono tombe pubbliche con i loro nomi.